Boswellia serrata: dall'antichità una pianta con proprietà antinfiammatorie

Boswellia: una storia antica quanto la civiltà umana

L’origine della resina della Boswellia è fatta risalire alla penisola arabica e nell’antico Medio Oriente dove era considerata un bene estremamente prezioso, ancora oggi si tratta di un importante bene di esportazione.

La Boswella è ampiamente citata come impiego per diversi disturbi nei testi di medicina ayurvedica indiana, dove viene chiamata guggul, nonché nei testi sia dell'antica medicina cinese che di quella moderna.

La Boswellia serrata è un albero deciduo di medie dimensioni diffuso nelle aree tropicali di Asia ed Africa, in India cresce principalmente nelle zone collinari secche del Rajasthan, Gujarat e nelle regioni peninsulari dell’Assam e dell’Andhra Pradesh. Dall'albero si estraggono la gomma, attraverso incisioni fatte sul tronco, e la resina che viene raccolta verso la fine di ottobre, conservata in appositi cestini e classificata in base a colore, sapore, forma e dimensioni.

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Usata per secoli nella medicina ayurvedica e in quella cinese

La resina della Boswella contiene olii e terpenoidi, questi ultimi sono i componenti attivi. I composti della gomma con veri effetti antinfiammatori sono i triterpeni pentaciclici dell'acido boswellico.

Le preparazioni a base di gommo-resina della Boswellia serrata sono state utilizzate per secoli come rimedio tradizionale nella medicina ayurvedica in India per il trattamento delle malattie infiammatorie. Nei testi ayurvedici, infatti, la Boswellia era classificata in un gruppo di resine gommose collettivamente denominate guggul ed esse venivano impiegate per una varietà di condizioni tra cui artrite reumatoide, asma, bronchite e altre malattie polmonari.

Nella letteratura medica cinese, la Boswellia è stata menzionata per la prima volta nel Mingyi Bielu (raccolte di scritti di medici famosi, intorno il 500 d.C.). Veniva denominata fanhunxiang (richiamando il profumo dell'anima) . Nella moderna medicina cinese è impiegata per aiutare la circolazione sanguigna, per il trattamento di lesioni traumatiche, gonfiori e altri disturbi.

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La medicina tradizionale incontra la moderna scienza medica

L’oleoresina della Boswellia è una miscela complessa di terpenoidi e carboidrati. I terpenoidi maggiori, chiamati collettivamente acidi boswellici, costituiscono la frazione maggiore (25-35%) della resina. Gli estratti che si trovano in commercio contengono una miscela di acido boswellico e suoi derivati, come l’acido 3-O-acetil-boswellico, l’acido 11-cheto-boswellico e l’acido 3-O- acetil-11-cheto-boswellico.

Gli acidi boswellici inibiscono la biosintesi leucotrienica nei granulociti neutrofili mediante un'inibizione non redox, non competitiva della 5-lipossigenasi. L'effetto è innescato da parte degli acidi boswellici che si legano all'enzima. Inoltre, alcuni acidi boswellici sono stati studiati per inibire l'elastasi nei leucociti. Si ritiene che una serie di malattie infiammatorie croniche siano causate dai leucotrieni.

In studi clinici promettenti risultati sono stati osservati in pazienti con artrite reumatoide, colite cronica, colite ulcerosa, malattia di Crohn, asma bronchiale.

Nella maggior parte dei casi, l'acido 3-O-acetil-11-cheto-boswellico è risultato il composto più potente.

Gli acidi boswellici sono inibitori specifici di tipo non riducente (nonredox) della 5-lipossigenasi (5-LO), uno dei due enzimi chiave nel metabolismo dell'acido arachidonico e nella sintesi degli eicosanoidi. La 5-LO catalizza i primi due passi della biosintesi dei leucotrieni (LTs) dall'acido arachidonico all'acido 5-idroperossimeicosatetraenoico (5(S)-HETE) e successivamente all'LTA4, che viene ulteriormente convertito in LTB4, o LTC4 a seconda degli enzimi presenti. L’estratto titolato AKBAMAX® contiene il 10% di acido AKBA il più potente e attivo nell’inibire il processo infiammatorio.

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